In un nostro precedente Post (Scuola: la fabbrica dello studio?) evidenziavamo come uno dei principali problemi della scuola nei Paesi occidentali è rappresentato dalla minore durata delle settimane e dell'anno scolastico (in media uno studente cinese passa 41 giorni all'anno in più a scuola di uno studente americano, il che si traduce nel 30% di ore in più di istruzione).
Passare meno ore alla settimana sui banchi scolastici ha effetti negativi sulle performance degli studenti.
Nonostante questa semplice evidenza, in Senato viene presentata la proposta, condivisa dal Ministro, di riaprire le scuole il 30 settembre.
La motivazione? Per dare una mano all'industria turistica.
La Lega è contraria. Perche? "La direttiva europea prevede 200 giorni di scuola e va rispettata. Se togliamo i giorni di scuola del mese di settembre si rischia di non rispettare questo minimo. Inoltre, estendere questa proposta a tutto il territorio nazionale significa mettere in difficoltà le famiglie e i lavoratori dipendenti perchè questi, alla fine di agosto, la maggior parte iniziano il lavoro. E dove mettono i bambini?"
Anche PD e IDV, come la Lega, sono contrari.
I Democratici sottolineano che "un posticipo dell'inizio delle lezioni metterebbe in pericolo la regolarità stessa dell'anno di studi, per violazione delle competenze delle Regioni e delle direttive UE".
I Sindacati sono divisi, ma salta fuori la proposta di dedicare settembre alle "attività parallele (attività di integrazione di bambini stranieri, corsi di recupero per studenti con lacune, accoglienza e orientamento alle prime classi superiori)".
Nessuno che si opponga al rinvio per l'unico vero motivo: perchè i nostri studenti diventerebbero sempre più ignoranti. Come coloro che fanno e sostengono queste proposte.
Harvey at 90: A Verso Series
2 mesi fa
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