giovedì 10 giugno 2010

Giovani al macello

Irene Tinagli su La Stampa del 27 maggio scorso ha affermato che "La macelleria sociale è già in atto, a prescindere dalla manovra. E riguarda una fascia di popolazione a cui questo Paese si ostina a non guardare: i giovani".

In particolare la Tinagli sottolinea che l'emarginazione dei giovani dal mercato del lavoro, in Italia, non è legata alla crisi, ma siamo di fronte ad un problema che ha radici strutturali nell'inadeguatezza del sistema di formazione, alternanza scuola-lavoro e ammortizzatori sociali legati allo sviluppo di competenze e permanenza nel circuito della formazione.

Anche per la Sardegna i dati (fonte ISTAT) parlano chiaro.

Nel 2009 il tasso di attività giovanile (15-24 anni) è stato del 28% (Olbia Tempio 37,5% > Medio Campidano 22,5%) contro una media del 36% di Trentino, Lombardia, Veneto e Emilia Romagna.
Il tasso di occupazione giovanile è stato del 15,5% (Olbia Tempio 26,4% > Medio Campidano 11,3%) contro una media italiana del 21,7% , il 34,2% del Trentino Alto Adige, il 30,2% del Veneto e il 29/28% di Emilia Romagna e Lombardia.
Il tasso di disoccupazione è stato del 43,2% (Carbonia-Iglesias 21,0% > Sassari 57,9%) contro il 23,3% nazionale, l'8,6% del Trentino Alto Adige, il 17,7% della Lombardia, il 16,5% dell'Emilia Romagna e l'11,7% dek Veneto.
Il tasso di inattività si colloca al 72% (Olbia Tempio 62,5% > Medio Campidano 77,5%) contro il 70,9% nazionale, il 61,9% del solito Trentino Alto Adige, il 64,8% e il 64,3% rispettivamente di Veneto e Lombardia e il 65,6 dell'Emilia Romagna.

Questa voragine - come precisato efficacemente dalla Tinagli - si può imputare solo in parte alla struttura economica-produttiva regionale. Il problema principale è il sistema dell'istruzione, della formazione e la transizione dal mondo dello studio a quello del lavoro.

E, al momento, su questo fronte siamo siamo al "punto zero".

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