mercoledì 28 aprile 2010

Tragedie (non solo) greche

Standard & Poor's ha abbassato anche il rating della Spagna (da AA+ a AA), dopo averlo fatto ieri per Grecia e Portogallo.

A soffiare non è solo il vento della tragedia greca ma anche quello dell'incapacità dell'Europa di affrontare questa crisi.

Nella figura il quadro dei rating dei principali paesi europei.

Qui l'editoriale del El Pais.

sabato 24 aprile 2010

Calderoli e Sartori dal Corriere della Sera 24 aprile:

Sempre sul federalismo, dal corriere della sera del 24 aprile botta e risposta tra Calderoli e Sartori. Sempre più illuminante:

Trasferire le funzioni non basta È il momento del federalismo fiscale
L'intervento del ministro Calderoli
Caro Direttore,
i recenti editoriali di «nonno» Sartori sul federalismo partono da un presupposto sbagliato perché confonde federalismo e federalismo fiscale; non cogliendo minimamente quella che è la situazione. Sartori pone questa domanda: «nuove sedi, nuovo personale, nuovi stipendi. Questa cosiddetta devolution quanto verrà a costare? Nessuno lo sa, nemmeno all’incirca». Se la domanda è radicalmente sbagliata non merita risposta. Ma siccome insiste spieghiamo.L’Italia ormai da dieci anni è vittima di un’anomalia strutturale: il cantiere federalista è stato avviato solo a metà, trasferendo funzioni e competenze ma rimanendo invece fermo sul fronte del finanziamento, affossato in un modello di «finanza derivata». Anche nella Spagna degli Anni 80, all’indomani della nuova Costituzione con la quale furono assegnati maggiori poteri alle Comunità Autonome, mancava la responsabilità impositiva; questa dissociazione tra spending power e imposizione aveva fatto esplodere i conti pubblici.
Il rimedio— e il successo — del federalismo spagnolo è stato il federalismo fiscale, poi avviato con decisione. Nell’Italia di oggi la spesa pubblica (escluse pensioni e interessi) si divide ormai a metà tra Stato e sistema delle autonomie, ma per queste ultime il potere impositivo è limitato a poco più del 10%. Si è così realizzata una forte dissociazione della responsabilità impositiva da quella di spesa. A pagare per questa situazione sono stati tutti gli italiani. Un sistema di finanza derivata finisce per premiare chi ha creato più disavanzi, favorisce una politica dell’inefficienza, mentre chi ha speso meno— perché è stato più efficiente — deve continuare a spendere e ricevere di meno. Inoltre, ha diffuso il costume dello «scaricabarile» delle responsabilità: il sindaco scarica sulla Regione le responsabilità delle sue inefficienze, la Regione accusa lo Stato di non avergli dato i soldi con una evidente confusione di responsabilità.
Senza rovesciare questa dinamica e senza reali incentivi all’efficienza non si potranno creare sufficienti motivazioni per una razionalizzazione della spesa pubblica. Il federalismo fiscale è quindi il rimedio. È stato ampiamente condiviso dalle forze politiche, anche di opposizione e dalle autonomie territoriali (tutti ignoranti e irresponsabili, secondo Sartori?). La legge si fonda su due principali coordinate: la prima è quella del passaggio dalla spesa storica al costo standard e opera sul lato della spesa: si passerà dal finanziamento dei servizi in base a quanto si è speso in passato ad un finanziamento del solo costo standard. Il finanziamento in base al costo standard porta per definizione a un risparmio e a una razionalizzazione della spesa pubblica: se un servizio ha un costo effettivo di 10 euro —e fino ad oggi è stato finanziato per 15 — di sicuro risparmieremo 5 euro e in più, garantendo il finanziamento integrale, assicureremo l’esercizio dei diritti garantiti dalla Costituzione su tutto il territorio nazionale, cosa che oggi non avviene. Le maggiori risorse che si renderanno disponibili andranno a ridurre il debito pubblico, la pressione fiscale o a migliorare la qualità dei servizi.
La seconda coordinata sarà l’attribuzione agli enti territoriali di un’autonomia impositiva sufficiente: gli enti disporranno di proprie entrate autonome e saranno obbligati ad essere gli attori principali della lotta all’evasione, grazie alla conoscenza che hanno del territorio. In più, i cittadini avranno a disposizione la «tracciabilità» dei tributi: sapranno non solo quanto e a chi versare, ma anche come saranno utilizzate le loro risorse. Dunque, al momento del voto saranno loro, finalmente consapevoli, in grado di premiare o sanzionare gli amministratori. Ma non solo responsabilità politica ma anche controlli e sanzioni. Gli amministratori che non rispetteranno le regole non potranno assumere personale, si vedranno bloccate le spese discrezionali, dovranno insomma ridurre le spese (perché altrimenti dovranno richiedere risorse aggiuntive ai propri amministrati). Chi causa dissesto non solo andrà a casa, ma non sarà rieleggibile ad alcuna carica. Ecco che cosa intendiamo per fallimento politico, ovvero responsabilizzazione con le buone o con le cattive. Il federalismo fiscale, da solo, però non basta per ridurre i centri di spesa. Una parte di tale riduzione l’abbiamo realizzata con il decreto legge sugli enti locali e il suo completamento si realizzerà con il Codice delle autonomie, all’esame del Parlamento, e con la prossima revisione costituzionale, necessari per definire compiutamente «chi fa che cosa» e garantire che quella cosa sia fatta da un solo soggetto.Certo è una strada in salita di cui però abbiamo percorso già un bel pezzo. Abbiamo cuore e polmoni per raggiungere la vetta. Infine, chi di Shakespeare ferisce, di Shakespeare perisce: «Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio». ministro per la Semplificazione normativa
Roberto Calderoli


IL DIBATTITO
Ma resta il nodo dei controlli
La replica a Calderoli
Tira e molla, il «bambino » ministro Calderoli risponde al «nonno» (sarei io) in modo serio e civile. Grazie. La forza di essere nonni, e cioè di avere già molto visto e vissuto, è che io ho insegnato per quasi quarant’anni negli Stati Uniti, dal che consegue che del federalismo Usa so parecchio. Ho anche fatto continue visite e anche consulenze in Sudamerica, e cioè dove il federalismo funziona poco e di solito male. Non sto a chiosare il testo di Calderoli, tanto più che lui si sa spiegare bene. E so benissimo che l’impianto «quadro» del nostro federalismo fu una improvvisata (e improvvida) pensata (per vincere le elezioni) della sinistra. A suo tempo ne scrissi, come scrissi sui costi (tra i quali i costi di riconversione) che si ipotizzarono allora per poi essere abbandonati. Qui mi vorrei soffermare su un solo punto: quello dei controlli, su chi controllerà chi, e con quali strumenti di sanzione.
Calderoli sa come me e come tutti che il nostro Paese è in buona parte clientelare, variamente marcio, molto corrotto e eminentemente corruttibile. Pertanto la normativa che il ministro cita sarà facilmente derogata, rinviata, modificata o anche cancellata. Se il Nostro la prende sul serio è forse perché non è abbastanza nonno, perché soffre di inesperienza giovanile. Secondo lui la lotta all’evasione (di ogni sorta e tipo) si fonderà proprio sulla «conoscenza che gli eletti hanno del territorio ». Ahimè no. Così mi raccontava mia nonna, ma da allora è un’arma spuntata che funziona solo nei piccoli comuni di poche migliaia di abitanti, dove tutti si conoscono e vedono con i loro occhi (non con gli occhiali della televisione di Minzolini e consimili) quel che succede.
Ma prendiamo la Lombardia, tanto per citare un esempio diciamo normale, che è da tempo saldamente in mano di Formigoni. Se io ne fossi il governatore mi studierei bene la geografia elettorale del territorio, individuerei bene le zone e le categorie elettorali da privilegiare per vincere sempre, e del resto, degli altri, mi curerei poco o nulla. Che il voto a livello regionale metta in grado gli amministrati, i cittadini, di «premiare e sanzionare gli amministratori » è sempre meno vero. Per carità, il voto ci vuole, guai se non ci fosse. Ma oggi e sempre più dovrebbe essere integrato da «autorità di controllo» davvero indipendenti, non bloccate da infiniti ricorsi, e munite di poteri di punizione, che davvero spaventano.
L’andazzo è invece (a cominciare da Palazzo Chigi) che sono i controllati che nominano i controllori che li dovrebbero controllare. Berlusconi non nasconde — anzi, lo proclama a chiarissime lettere — che cambierà anche il reclutamento della Corte costituzionale per impacchettarlo di amici suoi, di signor «sì». Tornando alle Regioni, sarebbe davvero carino se fossero i loro rispettivi presidenti a nominare chi dovrebbe controllare l’operato loro, delle loro giunte, e delle consorterie di contorno. Mi scuso con il ministro di sollevare soltanto un punto. Ma è un punto pregiudiziale. Se non viene risolto, tutto il resto sono chiacchiere e fanfaluche.
Giovanni Sartori

mercoledì 21 aprile 2010

Sartori sul federalismo fiscale 2: quattro domande senza risposta

Dopo il suo precedente articolo, Sartori torna, dalle pagine de Il Corriere della Sera, a parlare di federalismo fiscale e del "silenzio tombale" che ha accolto i suoi quattro quesiti "sine qua non, senza i quali nulla, senza i quali non si può":
  1. quanto costerà?
  2. quanto complicherà le decisioni?
  3. quanto spezzetterà le cose che non sono da spezzettare?
  4. chi punirà, e come, chi sgarra?

Solo per memoria, domande per certi versi simili se le era poste Massimo Bordignon più di un anno fa in un articolo dal titolo "Questo federalismo non ha i numeri" pubblicato su Lavoce.info

lunedì 19 aprile 2010

Il valore della parità



Un semplice grafico per evidenziare l'impatto della parità tra uomini e donne sulla crescita economica.




Il potenziale di crescita del PIL è stato calcolato stimando gli impatti positivi legati all'eliminazione dei gap di genere
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giovedì 15 aprile 2010

Sartori sui rischi del federalismo fiscale

"Il federalismo fiscale andrà a spezzettare un paese già troppo spezzettato. Se ne dovrebbe quantomeno discutere a fondo, sul serio. Ma la tv è imbavagliata, e la partita sembra ormai aggiudicata...".
Questo è un estratto da un articolo di Sartori sul federalismo fiscale e sulla grave superficialità del dibattito politico sul tema. Si sta rischiano molto, e molti fanno finta che non sia così. Il resto lo leggete cliccando qui: Corriere della Sera.

lunedì 12 aprile 2010

Persecuting Italy's Investors

Stato di diritto non è un piatto per il quale la cucina italiana è famosa. Ahimè, i suoi ingredienti sono noti: la tutela dei diritti di proprietà e dei diritti di proprietà intellettuale, la libertà di contratto, l'uguaglianza davanti alla legge. Eppure, un paio di casi giudiziari recenti dimostrano che l'Italia è impaziente di mantenere la sua reputazione internazionale come un casino legale. Il risultato non aiuta l'economia italiana, che tra il 2003 e il 2007 ha visto, in media, gli investimenti diretti esteri vale solo 1,44% del PIL, contro 4,03% nel resto della zona euro.

domenica 11 aprile 2010

Scuola: la fabbrica dello studio?


"Longer school weeks and years can improve academic performance. Schoolchildren in China attend school 41 days a year more than most young Americans—and receive 30% more hours of instruction. Schools in Singapore operate 40 weeks a year. Saturday classes are the norm in Korea and other Asian countries—and Japanese authorities are having second thoughts about their 1998 decision to cease Saturday-morning instruction. This additional time spent learning is one big reason that youngsters from many Asian nations routinely out-score their American counterparts on international tests of science and math [...] The typical young American, upon turning 18, will have spent just 9% of his or her hours on this planet under the school roof (and that assumes full-day kindergarten and perfect attendance) versus 91% spent elsewhere. As for the rest of that time, the Kaiser Family Foundation recently reported that American youngsters now devote an astounding 7.5 hours per day to "using entertainment media" (including TV, Internet, cellphones and videogames). That translates to about 53 hours a week—versus 30 hours in school." [di Chester E. Finn Jr., Presidente Thomas Fordham Institute, The Case for Saturday School, The Wall Street Journal, 20 marzo 2010]

Federico Rampini, nella sua rubrica "1450 Broadway, NYC" su DLa Repubblica del 10 aprile 2010, riporta larghi stralci del succitato articolo nel suo intervento dal titolo "Le fabbriche dello studio, i cinesi e gli indiani sono più bravi degli americani. Una gara già vinta", nel quale cerca di trovare una spiegazione alla superiorità dei Paesi asiatici nei risultati di apprendimento, giungendo alla conclusione che essa dipenda non tanto dalle metodologie didattiche, programmi, contenuti e discipline quanto piuttosto dal tempo che i ragazzi trascorrono a scuola.
è evidente la differenza abissale esistente tra livelli di apprendimento in italiano, matematica e scienze di un giovane meridionale rispetto ad in giovane nel nord Italia.

Poche ore passate a scuola e vacanze troppo lunghe?

giovedì 8 aprile 2010

A manufacturing renaissance for America?

In un forum che si è svolto al Massachusetts Institute of Technology, gli esperti esaminano nuovi modi di perseguire una vecchia buona idea: fare cose.
Nella nuvola le parole chiave dell'articolo pubblicato su MIT News



sabato 3 aprile 2010

L'efficienza è la via del federalismo

[di Massimo Bordignon, tratto da Il Sole 24 Ore, 2 aprile 2010] Non c'è dubbio che il risultato elettorale, con la conquista da parte della Lega Nord della presidenza di Piemonte e Veneto e la forte crescita in termini di consensi dello stesso partito, rimetta al centro del dibattito politico il tema del federalismo fiscale. È vero, come non mancano di ricordarci i vari esponenti di governo, che la legge delega sul federalismo fiscale è in realtà già stata approvata nel maggio scorso, e che la stessa legge prevede tempi di attuazione lunghi e cadenzati. Ma i lavori nelle varie commissioni sono finora proseguiti a rilento e proposte concrete per l'attuazione dei generici principi della delega non ci sono state. La politica ha tenuto il fiato in attesa dei risultati delle consultazioni elettorali; con questi oramai acquisiti, il processo subirà ora inevitabilmente una rapida accelerazione.
Ma qual è il federalismo fiscale possibile e ancor più quello desiderabile? (continua)

venerdì 2 aprile 2010

Elezioni: Nord e Sud più divisi (e il Pd che farà?)

[Di Francesco Pigliaru, La Nuova Sardegna, 2 aprile 2010] Il voto di fine marzo rischia di avere conseguenze importanti per il futuro del nostro Paese. Non perché Berlusconi ha superato con successo le elezioni di "metà mandato", né perché la sua rumorosa anomalia ha assorbito gran parte dell'energia di cui dispone il Pd, disperdendola verso percorsi minoritari, da Di Pietro a Beppe Grillo. Ciò che conta è il successo della Lega, che raccoglie gli enormi dividendi di una proposta politica discutibile ma basata su una chiara visione strategica... (continua)

giovedì 1 aprile 2010

Dal PIL alla Felicità Interna Lorda per arrivare alla Stupidità Interna Lorda

A proposito della discussione (eterna) su PIL e sulla sua capacità di fotografare al meglio il grado di sviluppo, progresso, benessere, etc.. di un territorio, segnalo l'intervento di Atanu Dey, pubblicato sul suo Blog e tradotto sul sito de La Stampa, che mette a fuoco il concetto di "Felicità Interna Lorda". Vai all'articolo.